Prima si osserva, poi si insegna
Il cane fa quello che fa perché in qualche modo gli conviene. Prima di correggere un comportamento bisogna capire cosa lo mantiene: il momento esatto in cui succede, cosa c’è intorno, come reagiscono le persone. Sembra un dettaglio, è tutto il lavoro.
Il contesto in cui il cane vive
Un cane che esegue perfettamente in un campo recintato e poi tira come un treno sul marciapiede di casa non ha imparato niente. Le lezioni si fanno dove le cose succedono: il portone, il parco, la strada che fate tutti i giorni.
Costruire, non punire
Non uso strattoni, collari che stringono o metodi che spaventano il cane. Si insegna al cane cosa fare, in modo che gli convenga farlo. Un cane che collabora perché ha capito funziona anche quando non lo stai guardando; uno che obbedisce per paura smette appena ti giri.
La parte difficile è la tua
Il cane vive con te, non con me. Se il proprietario cambia, il cane cambia. Per questo ti spiego cosa osservare e cosa fare nei momenti critici, con esercizi da pochi minuti che puoi incastrare nella giornata.
Le pause contano
Un cane stressato non impara. Se durante una lezione vedo che è troppo su di giri, mi fermo: si lavora meglio dieci minuti con la testa a posto che un’ora tirando avanti. Vale anche negli interventi di pet therapy.
Ogni cane ha il suo tempo
Un cucciolo tiene l’attenzione pochi minuti, un cane che ha paura ha bisogno di avvicinarsi con i suoi tempi, un cane reattivo richiede mesi. Promettere tempi identici per tutti sarebbe la cosa meno seria che potrei fare.